Google
 
Web Briblo

luglio 04, 2008

1400 ricercatori contro il nucleare

"A nostro parere l'opzione nucleare non può essere considerata la soluzione del problema energetico per molti motivi: necessità di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficoltà a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, possibile bersaglio per attacchi terroristici, aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, scarsità di combustibili nucleari."

Lettera spedita a Scajola

Etichette:

giugno 12, 2008

Dalla scomposizione delle cellule l'energia nucleare

Una chicca da non perdere.

A proposito, è vero che carbone, petrolio e gas finiranno. Così come l'uranio.

Etichette: , , ,

maggio 28, 2008

Spunti per il nucleare

Cercate spunti idee con cui chiaccherare al bar o in ufficio quando si parla di nucleare? Leggetevi il post di Jena. Ho solo un appunto da fargli: " Il nucleare ci potrà fornire energia elettrica non benzina per le auto o gas per scaldare le case". Questo vale allora anche per il fotovoltaico od eolico. Però sono convinto che il futuro della mobilità sia elettrico, così come il resto. Concordo pienamente con i restanti punti.

Etichette:

maggio 24, 2008

Fusione fredda

Tendenzialmente non sono complottista. Certo a vedere scienziati dell'Enea in un reportage di RaiNews24 qualche dubbio viene...

Etichette: , , ,

maggio 22, 2008

NO NO NO NO Nucleare

Il Governo Italiano vuole le centrali nucleari.

Le centrali nucleari vanno ad uranio. L'uranio come qualsiasi altro materiale è una risorsa finita NON infinita. Il picco di tale risorsa è già passato, e comunque in Italia non ce n'è.

In Italia non sappiamo dove mettere i rifiuti semplici ne, tanto meno, quelli radioattivi.

Nei costi dell'energia nucleare non vengono mai calcolati quelli per lo smaltimento delle centrali vecchie. Tenendone conto il costo sarebbe così elevato che nemmeno uno stolto ci investirebbe.

L'energia nucleare non è né sicura, né pulita né economica.

"... Ne segue che la gestione della produzione di energia nucleare "deve" essere affidata a mani militari, quelle educate alla rigorosa disciplina di controllo ed esecuzione. Figuriamoci se la preparazione del combustibile, il processo di arricchimento, la gestione delle fabbriche che costruiscono da una parte le bombe e dall'altra le centrali civili, se la gestione delle centrali elettronucleari, se la gestione dei siti radioattivi alla fine della vita delle centrali stesse fosse affidata a organismi permeabili alla corruzione o anche solo prone alla gestione allegra.
La fisica è bella, la tecnologia è difficile, l'insipienza umana è pericolosa. Sono queste le cose da sapere e su cui meditare quando si parla di strategie energetiche intese a sostenere la dinamica del consumismo..." leggi tutto

Le energie rinnovabili (eolica, solare, fotovoltaica ecc ecc) sono le uniche reali alternative a lungo termine. Passando per un miglioramento sull'efficienza ed abbattimento degli sprechi.
Io ho abbandonato l'Enel che investe in centrali nucleari all'estero e acquisto energia verde certificata per la mia casa, fallo anche tu.

Etichette: ,

maggio 01, 2008

Rifiuti nucleari rifiutati

Nemmeno gli Stati Uniti d'America vogliono le nostre scorie nucleari, hanno già abbastanza problemi con le proprie.

Etichette: , ,

novembre 06, 2007

Il Nucleare in Italia (ri)nascerebbe morto

Brani tratti da ASPO-Italia

"L’uranio è una risorsa esauribile come il petrolio ... le risorse di uranio estraibile mondiali sono estremamente limitate.
...
Si può stimare che le risorse di uranio note permetteranno di mantenere in attività l'attuale parco di centrali nucleari al massimo per qualche decennio.
...
In Italia non disponiamo di risorse nazionali di uranio o comunque di sorgenti sicure in vista di possibili crisi geopolitiche future.
...
Sul territorio nazionale cade ogni anno energia solare equivalente a 300 miliardi di barili di petrolio, ovvero circa 1000 volte il consumo di petrolio italiano. Questa energia, non è soggetta a esaurimento e nemmeno a problemi strategici e politici.
"

Etichette: , , ,

ottobre 25, 2007

Le scorie nucleari sotto il tappeto

Molti credono che il problema delle centrali nucleari è legato alla sicurezza. Per me il vero problema sono le scorie e la disponibilità di uranio. Poi ci potrei anche aggiungere i costi, tenendo conto della costruzione, mantenimenti, gestione delle scorie, smantellamento.

Non abbiamo centrali nucleari, eppure ci sono 90.000 metri cubi di scorie che non sappiamo dove mettere.
Dell'uranio qualcuno dice che abbiamo già raggiunto il picco di estrazione, altri che ne avremo ancora per 85 anni...

Etichette:

luglio 14, 2007

Picco dell'uranio

Interessante intervista sul Sole24Ore del prof. Bardi presidente dell'ASPO Italia.
Tutte informazioni che già conoscevo, tranne il discorso del picco di estrazione dell'uranio per le centrali nucleari, non ancora evidente grazie all'uso di questo minerale immagazzinato nelle testate militari:

"[...] L'uranio è un caso a se. Al momento la produzione è soltanto circa la metà della domanda per i reattori esistenti, ma si riesce a soddisfarla smantellando vecchie testate nucleari. Probabilmente, il picco dell'uranio c'è già stato molti anni fa, ma viene mascherato dalle riserve accumulate sotto forma di testate. Questo, ovviamente, non può durare a lungo; a breve si presenterà un problema di scarsità di uranio sul mercato, già indicato dall'aumento vertiginoso dei prezzi degli ultimi anni. In teoria, la produzione di uranio potrebbe essere aumentata, ma questo richiederà enormi investimenti che per ora non si concretizzano in misura sufficiente. [...]"

Etichette: ,

gennaio 04, 2007

Smantellare una centrale nucleare

In Inghilterra ci vorranno circa 100 anni per bonificare l'area dove è stata chiusa una centrale nucleare (chi sa quanti soldi serviranno). Vi immaginate la stessa centrale da smantellare in Italia? Come minimo ci vorrebbe il doppio di tempo e soldi per poi ritrovarci i pezzi della centrale sparsi ovunque. Quando pi fate i conti di quanto costa un kilowattora da fonte nucleare aggiungete i costi di smaltimento e smantellamento poi vediamo se ancora vi sembra conveniente.

Etichette:

ottobre 31, 2005

Il futuro energetico italiano

Entro il 2010 addio al petrolio passando per gas, carbone "pulito" per poi giungere al nucleare.
Ma che bello. Per fortuna vengono anche menzionate le fonti rinnovabili.

Etichette: , , ,

agosto 17, 2005

Nucleare

L'energia nucleare non è sicura, né pulita, né economica di Giorgio Nebbia
Non è sicura: esiste una lunga casistica di incidenti nel ciclo di produzione dell'energia nucleare commerciale, a parte, quindi, quelli legati alla produzione delle armi nucleari. Molti, come quello al reattore autofertilizzante di Detroit dell'ottobre 1966, agli impianti di ritrattamento del combustibile nucleare, eccetera sono stati dimenticati. Non sono stati dimenticati l'incidente al reattore nucleare di Three Mile Island negli Stati uniti, del 1979, e soprattutto quello al reattore di Chernobyl, in Ucraina, del 26 aprile 1986. L'interruzione della circolazione dell'acqua di raffreddamento di uno dei quattro reattori nucleari (del tipo a uranio-grafite), provocò, in tale reattore, un forte aumento della temperatura del nocciolo; molte delle parti metalliche e strutturali --- travi e contenitori di acciaio, pareti di cemento --- fusero o crollarono; la grafite che circondava il nocciolo prese fuoco; la corrente di fumo trascinò in sospensione nell'aria le polveri contenenti gran parte dei prodotti di fissione dell'uranio: gli isotopi radioattivi di stronzio, cesio, iodio, eccetera.
La maggior parte dei prodotti ricadde al suolo, contaminando vaste estensioni di suolo ucraino, occupate da campi, villaggi, piccole città, scuole. Decine di migliaia di persone furono esposte a dosi di radioattività tali da provocare la morte, danni genetici irreversibili, in moltissimi casi danni genetici a lungo termine che faranno sentire i loro effetti tutta la vita. Una parte dei prodotti radioattivi fu trascinata nell'atmosfera dapprima verso il nord, poi verso ovest e l'Europa centrale, poi verso l'Europa sud occidentale, fino in Italia. Oggi si conosce abbastanza bene la quantità di sostanze radioattive uscite dal reattore e cadute nelle varie parti del continente europeo; voglio solo ricordare gli atti di generosità e di altruismo che accompagnarono tale catastrofe. Gli eroi che, esponendo la propria vita a sicura morte, sono volati sul reattore per gettare cemento e piombo sui ruderi fusi del reattore e quelli che hanno lavorato, a contatto con intensissime dosi di radioattività, per spegnere l'incendio, riuscendo così a fermare la fuoriuscita dei fumi radioattivi e a salvare milioni di vite, anche in Italia (eppure non una città italiana ha dedicato una strada a ricordo dei martiri di Chernobyl a cui tanti di noi devono la sopravvivenza). Si può leggere a questo proposito il libro di Grigorij Medveded, "Chernobyl. Tutta la verità sulla tragedia nucleare", Milano, SugarCo, 1991, e cercare il film, proiettato anche in Italia, "Chernobyl", di Anthony Page, 1991, che descrive lo sforzo fatto dai medici, fra cui l'americano Gale, per effettuare trapianti di midollo osseo nei casi più gravi. Voglio ricordare, oltre alla mobilitazione di medici sovietici e internazionali per alleviare i dolori delle popolazioni, l'ospitalità offerta da tante associazioni di volontariato ai bambini di Chernobyl.
Con Chernobyl, tutti i centri economici che ruotavano intorno alla fabbricazione e vendita di centrali nucleari presero, allora, un grande spavento davanti al rischio di vedere sfumare lucrosi affari internazionali. In Italia, dove esisteva già un forte movimento popolare di protesta contro i programmi nucleari governativi, il referendum del novembre 1987, fermò il funzionamento dei reattori esistenti e i programmi di costruzione di altri. Con gli incidenti e gli insuccesso del reattore francese Superphenix (nel quale il governo italiano aveva sconsideratamente investito soldi che stiamo ancora restituendo con una maggiorazione delle tariffe elettriche dell'Enel), fece svanire anche l'avventura dei reattori autofertilizzanti.
Ma i potenti interessi economici e politici che ruotano intorno al nucleare non si sono quietati e, nei venti anni trascorsi, anche in Italia si sono fatte sentire, prima timidamente, poi sempre più rumorose, le voci di coloro che chiedono la resurrezione di una tecnologia ormai dovunque agonizzante.
Le centrali nucleari non sono pulite
Gli avvocati del nucleare fanno notare che le centrali elettro-nucleari non immettono nell'atmosfera l'anidride carbonica responsabile dell'"effetto serra". E' vero che dobbiamo fare i conti con le modificazioni climatiche dovute alla crescente immissione nell'atmosfera dell'anidride carbonica che si libera nella combustione di crescenti quantità di combustibili fossili: ogni anno circa 10 miliardi di tonnellate di carbone, petrolio e gas naturale; ogni anno oltre 25 miliardi di tonnellate di anidride carbonica finiscono nell'atmosfera.
Ma la soluzione non è certo offerta da un nuovo crescente ricorso all'energia nucleare perché essa, se non provoca immissione di "gas serra" nell'atmosfera, comporta però pericoli e danni ambientali ben più gravi nelle fasi di funzionamento dei reattori e di trattamento e sepoltura dei prodotti di fissione e di attivazione, le code avvelenate di tutto il ciclo nucleare. Come è ben noto, i reattori nucleari commerciali, quelli che producono elettricità (oltre quattrocento nel mondo) sono alimentati, quasi dovunque, da uranio, separato dai suoi minerali, con formazione di grandi quantità di scorie (anche se poco radioattive), un problema che riguarda Canada, Russia, Niger, Cina, Australia, e pochi altri paesi.
Prima di entrare nei reattori e generare elettricità l'uranio viene trattato in impianti che separano la parte "fissile" (l'uranio-235, quello che fornirà l'energia nel reattore) da un residuo, anch'esso (sia pure poco) radioattivo. Ma anche per questo uranio "impoverito" (dell'isotopo 235) le fertili menti degli ingegneri hanno trovato un "mercato" come materiale durissimo e resistente per corazze di carri armati o per proiettili e missili, con l'unico "inconveniente" che quando tali proiettili urtano l'obiettivo nemico si incendiano e la finissima polvere di ossido di uranio si sparge sul terreno, e lì resta per secoli con la sua radioattività.
Durante la liberazione di energia dall'uranio si formano i "prodotti di fissione", atomi di elementi comuni --- cesio, stronzio, iodio --- in una forma, però, che emette radioattività per anni o per decenni o secoli e che sono facilmente assorbiti da vegetali e animali e quindi anche dagli esseri umani, nel cui corpo continuano a emanare radioattività. Al fianco di questi "frammenti", si formano altri elementi radioattivi come il plutonio e altri transuranici e i prodotti "di attivazione" dei materiali del reattore, sottoprodotti pericolosi e tossici, dal punto di vista della salute umana e della natura.
A questo punto l'uranio, accompagnato dai "prodotti di fissione", dal plutonio e da altri elementi transuranici radioattivi può essere conservato come tale dentro i "tubi" estratti dal reattore nucleare dopo alcuni anni di funzionamento. Questi "elementi di combustibile", pur essendo pieni di materiale radioattivo, possono essere sepolti, sia pure con grandi precauzioni per evitare che vengano, nei futuri secoli, a contatto con acqua o esseri viventi, e con speciali accorgimenti per smaltire il calore che si libera continuamente per decadimento radioattivo degli atomi contenuti al loro interno.
Ma per i potenti affari che circolano intorno al nucleare questo è uno spreco, perché il plutonio si può "vendere bene" alle imprese che fabbricano bombe atomiche, e anche come materiale fissile per altri reattori commerciali. A condizione che il plutonio venga separato chimicamente dall'uranio, dai "prodotti di fissione" e da altri prodotti radioattivi mediante complicati processi chimici industriali che hanno subito, nel corso degli anni, incidenti con perdite di radioattività nell'ambiente.
I "prodotti di fissione", gli elementi transuranici come il plutonio e i prodotti "di attivazione" sono le vere e proprie "scorie radioattive". Ne abbiamo anche in Italia e, oltre alle scorie dei nostri reattori, ne abbiamo anche importate sotto forma del "combustibile irraggiato" del reattore americano di Elk River, l'unico che funzionava sottoponendo a fissione una miscela di uranio e torio; la soluzione era sbagliata e inefficiente tanto che il reattore di Elk River funzionò solo dal 1963 al 1969 e fu poi chiuso.
I rifiuti nucleari (di terza categoria) sparsi per l'Italia hanno una radioattività di oltre 7 milioni di gigabecquerel, equivalente a quella di molti chili di radio.
Un gran girare di numeri contradditori: perché non ci dicono mai la verità, lasciando aperta la porta al legittimo sospetto che chi ha le informazioni, per minimizzare la paura del "popolo", ci prenda sempre in giro ? Ci sono state perdite di radioattività sul suolo, scarichi nel mare? Quale è la condizione dei contenitori ? Ci sono corrosioni e pericoli di fughe ?
D'altra parte dove si possono mettere, correttamente, i prodotti di fissione e le scorie radioattive che sono gli inevitabili sottoprodotti di qualsiasi reattore nucleare ? La domanda è senza risposta. Alcuni propongono di trasformarli in materiali vetrosi da seppellire in caverne rigorosamente isolate dal contatto con l'acqua e con gli esseri viventi, continuamente ventilate per eliminare il calore e la radioattività. Le proposte di utilizzare simili caverne a Yucca Mountain o a Carlsbad negli Stati uniti o a Gorleben in Germania non hanno finora avuto successo.
Senza contare che attentati terroristici, atti di guerra, incidenti dovuti a disattenzione nei depositi di scorie radioattive possono avere conseguenze planetarie. Una sola esplosione in un limitato deposito di scorie radioattive nell'Unione Sovietica, a Celiabinsk, nel 1957 ha reso sterili migliaia di ettari di territorio e provocato tumori fra la popolazione vicina. Chi protesta e chi deve fare scelte di interesse pubblico farà bene a leggere il libro di Medveded, "Disastro atomico in URSS", proprio sull'incidente alle scorie radioattive di Celiabinsk.
Alcuni propongono di seppellire le scorie radioattive nel fondo degli oceani; altri di caricarli su razzi da spedire nello spazio. La fantasia e sconsideratezza umana non hanno confini, come dimostra il fatto che, per decenni, francesi, inglesi, russi e americani, senza andare tanto per il sottile, e per risparmiare soldi, hanno versato le soluzioni di queste "scorie" radioattive, allo stato liquido, nel Mediterraneo e negli oceani, con effetti biologici di cui forse ci accorgeremo in futuro.
Infine c'è un traffico internazionale, per terra, per mare, con aerei, di combustibile nucleare irraggiato, di "prodotti di fissione" alla ricerca di qualche discarica, di plutonio, ricercato da possibili clienti --- paesi dittatoriali, criminalità organizzata, terroristi, affaristi che speculano sull'ignoranza --- per avventure di bombe atomiche o a fini di ricatto.
L'energia nucleare non è economica
L'energia nucleare non solo non è sicura né pulita ma non è neanche economica: non è vero che il costo aziendale dell'elettricità nucleare è inferiore a quello dell'elettricità ottenuta da altre fonti, come appare se si effettuano correttamente i calcoli, includendo i costi dello smantellamento delle centrali nucleari, alla fine della loro vita utile, i costi di sistemazione, nel lungo periodo, del combustibile nucleare irraggiato e delle scorie radioattive.
L'ultimo apparente punto di forza degli avvocati dell'energia nucleare consiste nel presentare questa fonte di energia come l'alternativa al possibile esaurimento delle riserve --- non certo illimitate --- di combustibili fossili, soprattutto idrocarburi.
L'alternativa va cercata altrove: in una revisione dei consumi energetici ed elettrici --- in una revisione dei modelli consumistici e merceologici dell'umanità --- e in un crescente ricorso alle fonti energetiche rinnovabili. Tale revisione e transizione richiede ricerche scientifiche di base, innovazioni tecniche e attività manifatturiere su una scala senza precedenti, tali da innescare un eccezionale aumento dell'occupazione, sia nei paesi industriali, sia in quelli del Sud del mondo.
Il giorno in cui ci si deciderà, nel mondo, ad abbandonare l'uso dell'energia nucleare, inoltre, si dovrà cominciare ad affrontare i giganteschi problemi scientifico-tecnici della sistemazione del combustibile irraggiato e dei materiali radioattivi formatisi nelle attività passate; dello smantellamento delle centrali e dei reattori nucleari ancora esistenti, tutte operazioni che richiedono crescenti conoscenze, innovazioni e attività e l'impegno di decine di migliaia di specialisti nel campo della fisica, chimica, biologia, ingegneria.
Ma nel frattempo come possiamo evitare nuove catastrofi ? Occorre rendersi conto che gli effetti devastanti delle catastrofi dipendono dalle condizioni sociali e politiche che consentono alla tecnologia di sfuggire ai controlli umani e collettivi. Tali condizioni sono rappresentate dal potere e dall'arroganza dei produttori, dalla complicità fra potere economico e governi, dalla debolezza o inesistenza di una cultura popolare nei confronti dei processi tecnico-scientifici, produttivi, merceologici, della società moderna.
I grandi mezzi di comunicazione parlano di tutto, fuorché delle poche cose importanti della vita moderna: come sono fatti gli oggetti e le merci --- e l'energia e l'elettricità sono fra le merci più pervasive che si conoscano --- dove e da chi vengono fabbricati, come sono controllati. E non c'è da meravigliarsene perché i mezzi di comunicazione sono per la quasi totalità controllati dal potere politico-affaristico, dai fabbricanti e venditori di merci che inducono i "consumatori" ad acquistare le merci parlandone attraverso la pubblicità che ha raggiunto vette incredibili di banalità e tende ad escludere qualsiasi informazione su che cosa le merci sono e come sono fatte. La scuola e l'Università sono in genere assenti nella diffusione di una cultura popolare e critica sulle innovazioni e sulla produzione.
Val la pena di continuare una corsa verso merci che portano verso il nulla, o proviamo a cominciare a chiederci --- e a spiegare --- che cosa produciamo, che cosa succede dentro la centrale o la fabbrica che troviamo vicino al nostro paese, che cosa acquistiamo, a che cosa servono le merci che spesso hanno un così elevato contenuto di violenza ?
Scopriremmo, così, che un controllo pubblico degli atti dei governanti e degli imprenditori, oltre a ridurre le morti e i danni umani, diventa un formidabile stimolo per l'innovazione, la ricerca scientifica, per nuovi processi e per merci meno violente, capaci di soddisfare, molto meglio delle merci attuali, l'unica cosa che conta, i bisogni umani, che comprendono anche la sicurezza, il diritto alla vita, la dignità. E su questa strada non c'è posto per l'energia nucleare.

Etichette: ,

luglio 12, 2005

Uranio per 85 anni


Leggo su ALTERNATIVE ENERGY BLOG, di un report pubblicato su New Economics Foundation riguardo l'energia nucleare.
Secondo Andrew Simms, autore del report, l'energia atomica è troppo costosa e lenta per risolvere il problema delle emissioni di CO2.
Le risorse disponibili di uranio si esaurirebbero in 85 anni.
Un altro problema è quello dell'aumento del rischio di attacchi terroristici all'aumentare del numero di centrali nucleari.
L'energia rinnovabile (solare, geotermica, eolica, ecc...) è la strada da seguire.
Bassissime produzioni di scorie e grande scalabilità (possibilità di creare micro-piccole-medie-grandi centrali). Per approfondire consiglio la lettura del report.

Etichette: ,

febbraio 07, 2005

Nucleare in Italia

Berlusconi ultimamente parla di nucleare in Italia.
L'Enel ha comprato delle centrali Nucleari nell'est europa di fatto compriamo "energia nucleare" dalla Francia.
Nelle nostre case arriva energia prodotte da centrali nucleari che sono a pochi passi dalla frontiera.
E' giusto quindi porci il problema e risolvere la questione.
Io ho affrontato più volte l'argomento e lo riaffronterò in futoro. Ecco qui un elenco di vecchi post (all'interno sono presenti numerosi link di interesse):
Finanziamento conto terzi (Come i comuni possono risparmiare energia senza investire un centesimo)
Energia dal sole (Progetto archimede)
Acqua Lete (Prodotti industriali ad energia rinnovabile)
Economia all'idrogeno (Libro di Jeremy Rifkin)
Fotovoltaico a Sanremo (Energia solare a Ginostra)
Solare termico nel Lazio (Nuova legge regionale)
Ecotrasporti (Viaggiare senza inquinare)
Eolo Energie (Il motore ad aria compressa)
MDI (L'auto ad aria compressa)
Energymed 2005 (Fiera dell'energia rinnovabile)
Energia eolica in Germania (Nuova centrale eolica)
Energia a confronto (I nostri consumi)

Etichette: ,

giugno 30, 2004

Uranio impoverito forse una piccola svolta

È morto dopo una malattia contratta in una serie di missioni all'estero. E la colpa è del materiale radioattivo utilizzato nei teatri di guerra. Riconosciuto per la prima volta il "danno biologico". Ora lo Stato dovrà versare 500.000 euro.

Quindi per la prima volta viene effettuato il collegamento causa/effetto tra uranio impoverito/malattie. C'erto non c'è da essere felici visto che bisognerebbe tener conto degli altri militari morti, delle popolazioni locali, operatori civili, giornalisti ecc ecc ecc ecc....

Per chi non lo sapesse l'uranio impoverito proviene dagli scarti delle fabbriche di energia nucleare; per rendere i proiettili più perforanti vengono trattati con questo uranio che però al momento del contatto rilascia una "polvere" altamente cancerogena.

Sicuramente è un argomento da approfondire:
Sull'uranio impoverito ne ho già parlato in un precedente post dove ho riportato qualche link interessante.

La notizia del risarcimento:
La nuova Ecologia
Articolo 21
OrvietoSì

Etichette: , , , , ,